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Mercoledì 24 Maggio 2023
Atletica: prima documentazione di una salto "a gambero"
Il 24 maggio 1963 il quotidiano "Missoulian" di Missoula (Montana, USA) pubblica una foto in bianco e nero, oggi dai contorni incerti e sgranati, unica labile traccia di un qualcosa di incredibilmente inedito per l'atletica mondiale. La foto ritrae uno studente quindicenne, Bruce Quande, di Kalispell (Montana, USA), nell'atto di superare l'asticella del salto in alto; quest'ultima sembra sospesa nel nulla, essendo appoggiata a degli improbabili ritti, che terminano proprio lì. Il giornale afferma che il ragazzino vince la gara, una sorta di campionato interscolastico, tralasciando di specificare la misura superata. L'immagine però non lascia dubbi: Quande usa la stessa tecnica, che solamente cinque anni più tardi, darà a un ragazzo dell'Oregon, Richard Douglas "Dick" Fosbury fama imperitura e la gloria dell'oro olimpico nel 1968 a Città del Messico (Messico). Tecnica che rivoluziona la storia del salto in alto. Non più il classico scavalcamento ventrale, ma uno strano salto "a gambero", per cui a un certo punto della rincorsa, l'atleta fa una giravolta e decolla, di schiena, verso l'asticella. Questo modo di saltare all'indietro, molto economico, più performante e meno usurante a livello tendineo, si impone nel corso degli anni e da molto tempo ormai il salto in alto è al 100% "Fosbury Flop". Il “ventrale” appartiene al passato, inesorabilmente catalogato nello scaffale dei gesti dimenticati. Gli ultimi specialisti del ventrale, i leggendari Valeri Brumel e Vladimir Yashchenko, terminano prematuramente la loro carriera,vittime di gravi infortuni.
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